Negli ultimi anni, l'accessibilità digitale è diventata un tema sempre più rilevante nel panorama normativo italiano ed europeo.
Garantire che siti web e applicazioni mobili siano accessibili a tutti, indipendentemente dalle loro abilità, è un requisito fondamentale, soprattutto quando questi strumenti digitali vengono realizzati grazie a finanziamenti pubblici.
La normativa in materia italiana impone obblighi specifici per chi sviluppa soluzioni digitali usufruendo di contributi statali, regionali o europei.
In questo articolo, esploreremo il contesto normativo, gli obblighi imposti e gli esempi concreti di finanziamenti che richiedono il rispetto delle norme sull'accessibilità.
Contributi pubblici per lo sviluppo di prodotti e servizi digitali: cosa dice la legge sull’accessibilità
La Legge Stanca (Legge 4/2004), con le sue successive modifiche, stabilisce che non solo le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, ma anche i soggetti privati che beneficiano di contributi pubblici devono garantire l'accessibilità dei propri servizi digitali.
In particolare, l'articolo 3 della legge include tra i soggetti erogatori anche:
- le aziende private concessionarie di servizi pubblici
- le imprese con partecipazione pubblica
- le aziende che usufruiscono di finanziamenti per lo sviluppo di sistemi informativi e soluzioni online.
L’Art. 4. (Obblighi per l'accessibilita), comma 2, specifica inoltre che questi soggetti “... non possono stipulare, a pena di nullita', contratti per la realizzazione e la modifica di siti internet quando non e' previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilita' stabiliti dal decreto”.
La legge Stanca è stata rafforzata con il recepimento della Direttiva Europea sull’Accessibilità 2019/882, lo European Accessibility Act che entrerà in vigore ufficialmente a giugno 2025 e che in ITalia è stato attuato con il Decreto Legislativo 82/2022, che stabilisce i requisiti di accessibilita' dei prodotti e dei servizi.
Ma quali sono, di fatto, questi contributi che impongono l’obbligo di osservare l’accessibilità?
Vediamone alcuni di seguito.
Contributi pubblici con obbligo di accessibilità: chi li eroga e quali sono?
Come detto, l'obbligo di accessibilità si applica a tutti i progetti finanziati con contributi pubblici destinati allo sviluppo di prodotti e servizi digitali. Questo include finanziamenti diretti, bandi regionali e nazionali, voucher per la trasformazione digitale.
Gli enti che erogano contributi alle aziende sono diversi e includono Regioni e Camere di Commercio, ma anche società controllate dalla PA come SIMEST, la società di Cassa Depositi e Prestiti fondata con lo scopo di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Ai contributi erogati direttamente da questi enti vanno aggiunti anche i cosiddetti “bandi a cascata” del PNRR, cioè finanziamenti erogati da beneficiari del PNRR, che emettono questi bandi minori per presentare ulteriori proposte progettuali di taglio più piccolo e su tematiche specifiche.
In generale, possiamo includere tra i finanziamenti con obbligo di accessibilità:
- contributi del Piano Transizione 5.0 per la digitalizzazione delle imprese;
- contributi a fondo perduto come i voucher Digitali 4.0 erogati dai Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di Commercio;
- bandi regionali per l'innovazione: Regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto finanziano progetti di trasformazione digitale per le PMI;
- finanziamenti per l'adozione di soluzioni ICT: fondi destinati all'implementazione di software e strumenti digitali per migliorare la competitività delle imprese.
Tuttavia, è importante chiarire se rientrano nell'obbligo anche i progetti che beneficiano di incentivi fiscali, come il credito d'imposta previsto nei programmi di digitalizzazione aziendale. Un caso rilevante è il Piano Impresa 4.0 (e la sua evoluzione in Transizione 5.0), che offre agevolazioni fiscali alle imprese che investono in innovazione digitale. Sebbene questi incentivi non siano un finanziamento diretto, essi rientrano in un meccanismo di sostegno pubblico, il che potrebbe comportare l'obbligo di conformità ai criteri di accessibilità previsti dalla Legge Stanca.
Alla luce di ciò, è possibile affermare che chiunque sviluppi un sito web o un'app grazie a finanziamenti pubblici ha il dovere di renderli accessibili.
La normativa italiana ed europea mira a garantire che tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro abilità, possano accedere ai servizi digitali senza barriere. Le imprese e gli enti che usufruiscono di contributi devono quindi integrare l'accessibilità fin dalle fasi iniziali dello sviluppo, evitando il rischio di sanzioni e promuovendo un web inclusivo per tutti.
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